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per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori? Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!

Chi sono

Utente: tiptop
Nome: CRI
Sono un disastro, cerco di sopravvivermi. Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto. Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi. COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo. 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. 3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo. 4) Indirizzo mail tiptop@splinder.com


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martedì, 30 giugno 2009

Intervallo

A volte nell’intervallo vado  a mangiare da sola, nel baretto più vicino all’ufficio.

Non offre una  gran scelta, ma vado tranquilla sulla piadina o con l’insalatona.

Mi sono scelta il tavolino single, nella saletta del retro, la porta aperta sul cortile.

Mastico la mia piadina.

Arrivano due colleghi, marito e moglie,  e mi chiedono se voglio andare al tavolo con loro, faccio segno di no con la testa.

Finito di masticare, mi spiego meglio “Grazie, ma ho quasi finito”

Riaddento la piadina, stavo dando un occhio a Dnews.

Dal tavolo di fianco lei mi chiede:

“Come va?” sorrido masticando, crunch crunch

“E il nipotino cresce bene?”  sorrido masticando, crunch crunch

“Quanto ha? Non cammina ancora, vero?” sorrido trangugiando, glump.

“ha undici mesi, cammina sorretto, stamattina mi ha detto mia figlia che si stava portando via una bambina in passeggino, si era attaccato  e lo spingeva.”

Ho finito la piadina, nel silenzio, mangiavano.

postato da: tiptop alle ore 14:10 | link | commenti (12)commenti (12) Popup
categorie: friends, innonnimento
domenica, 07 giugno 2009

louise - michel

                
Il titolo scritto col trattino tra i due nomi ha il suo perchè.
Se i francesi riescono bene nelle storie di sentimenti non detti, altrettanto bene riescono nel grottesco, che miglior aggettivo non mi viene  per catalogare questo film, del quale non voglio narrare nè la trama nè i colpi di scena perchè ne rovinerei la visione, già il trailer mi pare faccia vedere troppo.
Grottesco, perchè pervaso da umorismo noir, perchè i protagonisti sono due persone raccapriccianti non solo nel fisico, macchiette di se stesse, e macchiette anche tutti i personaggi che transitano nel film. Un paio di scivolate nel cattivo gusto, che comunque si perdonano, più la seconda della prima,  nel chiamare in scena una cugina malata terminale e poi le torri gemelle di N.Y.
Il film è curato nei particolari, e al di là di quello che può esser la risata, viene presentato un quadro non insolito del mondo del lavoro... per esempio quando nel rintracciare il "padrone" i protagonisti si ritrovano in una stanza piena di caselle per la posta e Michel esclama "Ho capito, siamo in un paradiso fiscale!"... realtà e amarezza denunciate con umorismo spietato.
E' così... è un film dove la pietà non esiste.
postato da: tiptop alle ore 02:25 | link | commenti (2)commenti (2) Popup
categorie: cinema, cultura o pseudo tale
venerdì, 05 giugno 2009

VOTATE, VOTATE, VOTATE

Vi metto qui questo link dell'Ansa,  con tutte le spieghe e gli orari..
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_986905951.html

così magari è più comodo andare a votare....

andata a votare, ricordatevi: 

resistere resistere resistere....


pensate che ogni astensione  nell'opposizione
vale come due voti dati allo schieramento al governo....


votate secondo coscienza... votate
votate pensando che loro son tanti, e fanno quello che vogliono
 perchè hanno preso un casino di voti...

non tenetevi in tasca il vostro,
non polverizzatelo, il voto.


Aggiungo qui uno stralcio dell'articolo di  Scalfari, Le anime belle di fronte alle urne , pubblicato oggi su Repubblica, e ripreso dal blog di Mareprofondo:

L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.

Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.

Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.
La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e dura.
postato da: tiptop alle ore 23:10 | link | commenti (10)commenti (10) Popup
categorie: civilization

Poesia

Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia,  e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.

Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.

come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)

quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira

poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto

allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte

comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica

che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera

però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato

allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto

ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:

“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”

ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica

però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”

e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”

e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola

una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia

e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani

e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:

“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”

e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola

e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi

mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose

 

e poi questa poesia d'amore:

quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?

in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano

solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno

in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?

è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo

apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso

postato da: tiptop alle ore 12:13 | link | commenti (10)commenti (10) Popup
categorie: friends, events, cultura o pseudo tale
sabato, 30 maggio 2009

fiori di cactus

Siamo abituati a vedere le piante grasse spoglie e magari spinose....invece....








postato da: tiptop alle ore 23:26 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: fotografia

cartoline da Moneglia...


abbazia di S. Giorgio


spiaggia libera....



pensierosa....



natura tosta sul balcone di casa....


come non mi sono mai venute le petunie



e poi non piovve.



i gabbiani erano indecisi dove andare.

postato da: tiptop alle ore 23:19 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie: fotografia
sabato, 23 maggio 2009

vacanze- dose 1



tra poco parto, per Moneglia, una settimana in vacanza, con una mia collega. Parto stanca  stanca stanca...
Il lavoro sta diventando una cosa allucinante, un ritmo a cui non sto resistendo. Forse ve ne siete anche accorti, scrivo meno, leggo meno qui e non è per disaffezione. Un po' Facebook, un po' che  andandomene a vivere da sola ora ho due case da seguire, ma se in ufficio mi capitava di scrivere furtivamente qualche breve post, o fare qualche commento, ora non c'è più il tempo.
Ben venga intanto questa breve vacanzina.
postato da: tiptop alle ore 06:53 | link | commenti (13)commenti (13) Popup
categorie: pensieri sparsi
mercoledì, 20 maggio 2009

IMPRESSIONI A TORINO

Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi  a Torino pioveva, pioveva proprio.

Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.

La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.

Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.

 La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.

Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case  deve essere  piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale  mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).

Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e  poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.

Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi  cavalli, non l’autobus 18,  e  che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.

E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.

postato da: tiptop alle ore 07:47 | link | commenti (12)commenti (12) Popup
categorie: events, civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 14 maggio 2009

torino

E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero,  che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp  che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.

Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle  persone.

postato da: tiptop alle ore 07:37 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: friends, events, cultura o pseudo tale
lunedì, 11 maggio 2009

storie di vita vera

SMS nel tardo pomeriggio alla progenie, dislocata uno a Londra per il week end, e l’altra a Siracusa, per due settimane, una è trascorsa.

“Grazie per la festa della mamma”.

Silenzio lui, “La giornata non è finita” risponde lei.

Alla sera mi chiama sul cell la Princess

“Auguri mamma… mi manchi tanto, sei la mamma migliore del mondo”

“Ma hai un suggeritore dietro o stai leggendo un foglietto? “ sono incredula…

“No davvero mi manchi ti voglio tanto bene, tu sei diversa dalla mamma di L”

Capisco… infatti è dalla suocera, chiedo:

“Ti dice tutto quello che devi fare col bambino?”

“Sì “ monosillaba lei

“E L da ragione a lei?”

“Sì” bisbiglia lei “ scusa devo tornare dentro”

Ore 00.03, SMS:

“Ha rifatto il brodo per il bimbo: a quanto pare quello che ho fatto io faceva schifo anche se le verdure e l’acqua erano le stesse”

postato da: tiptop alle ore 14:11 | link | commenti (12)commenti (12) Popup
categorie: family pack
domenica, 10 maggio 2009

cinema e ancora cinema

Pur piacendomi, non riuscivo mai ad andarci, temevo che ormai vedere un film fosse diventata per me una faccenda offlimit, dal momento che anche con un dvd casalingo mi addormentavo sul divano.
Al cinema no, non succede, resto sveglia (abbastanza).
Dal primo di maggio sono andata al cinema tre volte,  e spero che il trend continui, dal momento che anche i film meritano, poi così diversi l'uno dall'altro.
Questa sera sono andata con mia nipote a vedere Ti amerò sempre, al cinema Rosetum, un cinema parrocchiale che però ricordo sempre per la qualità dei film proposti, aperto purtroppo solo nel week end.
E' una storia dì'amore, ma non tra uomo e donna come semplicisticamente si è portati a pensare..
Come è caratteristica dei film francesi, non succede quasi nulla...all'apparenza, perchè nella vita dei personaggi, con  nonchalance, di fatti, di cose ne succedono parecchie.
La recitazione della protagonista, donna estremamente chic, è molto intensa, e così deve essere, perchè è suo il compito di costruire la storia, che piano piano infatti  assume i suoi contorni. Anche per questo motivo della  trama non voglio dire nulla, perchè se qualcuno non l'avesse ancora visto,  perderebbe quel senso di attesa che pervade il film.
postato da: tiptop alle ore 01:58 | link | commenti (1)commenti (1) Popup
categorie: cinema, cultura o pseudo tale
martedì, 05 maggio 2009

viabilità

Domenica ho fatto tante cose.
Sono andata a stirare le cose del bambino per la Princess che ieri partiva alla volta di Siracusa, a far conoscere il Piccolo Principe all'altra nonna.
Sono andata  in bicicletta ad una mostra di fotografia in piazza Mercanti, a mangiare un panino e a vedere un altro bel film, Gran Torino.
Ma ho fatto per la prima volta una cosa bellissima, tornare a casa in bicicletta di notte, beh, non nottissima, erano circa le 22.30.
Ho pedalato  per Corso Vittorio Emanuele, al pomeriggio non era stato possibile, ho pedalato accanto al Duomo con le guglie illuminate,  e per via Dante vis a vis col Castello, e poi ho girato in Corso Magenta, dove lo spazio tra rotaia del tram e marciapiedi si riduceva sensibilmente.... e allora tutto il corso su e giù dal marciapiedi, l'acciottolato intorno alla Chiesa delle Grazie.
E Corso Vercelli, una delle vie dello shopping, deserta...la folla davanti alla gelateria Marghera.
Ma anche lo stronzo con un Carrera scoperto, che oscillava avanti e indietro, senza freccia, senza esprimere chiaramente la sua volontà... "Una banale freccia una macchina così non ce l'ha immagino" borbotto, ma mi sentono.
Un altro stronzo, in doppia fila e con la portiera del guidatore aperta. "Se io mi accoppo che importa?" "Tranquilla signora" mi rispondono (senza chiudere).  Penso soddisfatta che si vede anche in bicicletta che sono una signora....
A casa.
postato da: tiptop alle ore 08:12 | link | commenti (13)commenti (13) Popup
categorie: milano, in bici
domenica, 03 maggio 2009

Primo maggio

Mi sono avviata in macchina fuori Milano.
E' bello il verde delle foglie nuove, è  bello col cielo azzurrissimo... il prugno selvatico fiorito sa  quasi di miele, ma non c'erano più, tra le foglie rosse spuntavano come piccole ciliege scure.
E' bello vedere l'acqua che scorre lenta, e le canne, e senti il verso - che non si può sempre definire appropriatamente canto - di tanti uccelli... il cuculo si riconosce sempre, ed anche le gazze, gli altri li conosco meno.
E' bello vedere un cigno sulla riva del fiume, le zampone palmate sulla terra ferma, e le ali, e il collo lungo proteso a cercare il cibo che un bambino gli lancia...è un uccello enorme, non sembra così grande quando nuota composto.
E' bello vedere le papere, ma non so se erano proprio papere, erano nere con una crestina rossa, nuotavano, e improvvisamente si tuffavano con il codino per aria, e sparivano, e le riuscivi a seguire per un attimo anche sotto l'acqua, e riemergevano, con in bocca qualcosa. Cerchi nell'acqua, in prossimità della riva, pesci che cacciano moschini.
Le Torri Bianche. Centro Commerciale, cinema, 16 sale. Azzardo ridendo l'ipotesi di guardare film diversi, e raccontarceli all'uscita. Il Centro Commerciale è deserto...credo siano pochi i giorni in un anno in cui si presenta così. La scala mobile porta al tempio, il Warner Village. Le statue di Bunny e Duffy Duck  mi accolgono. Non posso fare a meno di pensare che un tempo si "statuavano" altri personaggi, Solone, Platone, almeno Leonardo e Garibaldi, certo un po' più pedanti.  E poi, così bianchi e severi, almeno i condottieri hanno il cavallo, che piace ai bambini.
Un film, State of Play. Il buio del cinema sul momento mi prende, faccio per chiudere gli occhi, ma no non è vero che dormo, sto sentendo lo stesso, ma mi riscuoto, dopo è il film che mi prende. Thriller, dicevano. Ed in effetti qualche sobbalzo l'ho fatto. Un tema già svolto, i rapporti tra stampa, polizia e coscienza,  ma  sempre ricco di argomenti, per le sue infinite sfaccettature. Un film serio, adatto ad un pubblico maturo. Non sono argomento frivolo i rapporti "nella" stampa, nella comunicazione. Il mestiere di giornalista, il blogger come mestiere, la direzione di un giornale, la proprietà del giornale, il potere delle notizie, le notizie del potere... Gli attori...  non sono riuscita ad abituarmi all'aria tormentata col capello lungo di Russell Crowe,mi sembravano due cose a sè stanti,  ma ho adorato Helen Mirren, burbera e cedevole capa. Il volto di marmo del killer. Che uno lo vede e dice subito Quello è il killer. Un killer sorridente ti frega di più.
Non mi capita spesso di andare al cinema, ma intuitivamente credo che sia un film da vedere.
Non dico altro, non son brava a recensire.   
postato da: tiptop alle ore 09:09 | link | commenti (5)commenti (5) Popup
categorie: natura, cinema, fotografia, cultura o pseudo tale
sabato, 25 aprile 2009

liberazioni, liber azioni

"Verso le venti e trenta, quando sono all'inizio di corso Buenos Aires, ti faccio uno squillo e scendete" scrivo a Donatella.

Invece, sono le venti e venti, quando parto  da casa, mi programmo sempre le cose come fossi Superman, anzi Superwoman, mentre i minuti scorrono via, facendosi quarti d'ora. Non ho più la percezione del tempo, io vado tranquilla e lui corre. “Arriverò in ritardo di 12 minuti" rimando sms. Non so se saranno 12...ma mi piaceva scrivere così, avrebbe fatto sorridere, e dava l'idea dell'imponderabile.

L'imponderabile era in agguato in via Melzi d'Eril, direzione Arena, auto immobili, solo in quella direzione lì, la mia: con una manovra degna di un ritiro della patente, faccio inversione a U per ritrovarmi nel traffico di via Procaccini, si va piano, ma si va, chi va piano va sano e va lontano, fino in Viale Monza, fino in via Rovetta 14, al circolo ARCI di Turro, laddove ormai sto trascorrendo i miei giovedì sera.

Per la serata è in programma un reading, “reading resistenziale”, è una serata un po’ speciale, ho potuto seguirla dalla sua nascita, e poi questa volta ci sono gli amici.

Forse è meglio dire  ho potuto seguirne la gravidanza, pensando invece alla serata  dell’evento come la nascita... ha un significato diverso, direi.

 

I ragazzini scendono dalla mia macchina, ed anche la loro madre in gonna, e si commenta la novità (la gonna) indossata senza calze sull’onda della giornata di sole, mentre ora tira vento e minaccia il temporale.

 

Nella saletta un forte accento napoletano irrompe, ce l’ha con l’illuminazione, che a guardare la “scena” con il neon negli occhi  resta ciecato, e già quella sceneggiata mette di buon umore e riscalda, se mai ce ne fosse stato bisogno,  è irresistibile, si ride tutti.

Le cantanti, accompagnate dalla chitarra di Mario, sfornano i primi brani, dei quali, ovviamente, non so né ricorderei mai il titolo...ripenso a Milva, alla bocca di Milva, però loro son più fresche,  partecipano e compartecipano.

 

reading arci turro 23.4.09Tocca a Guido leggere brani del libro che ha tratto dall’intervista a Silvio Villa, soldato e deportato, ascolto  attenta, cose che credevo di sapere ed invece no, queste non le so, e son faccende umane, erano i nostri soldati, perché gli eserciti son uomini in mezzo a uomini, e se leggi di storia, le cose non son raccontate così.

 

E’ attento anche il più grande dei ragazzini, il piccolo è invece troppo piccolo, si divincola in braccio alla madre,  “andiamo a casa” cantilena assonnato, nel momento delle canzoni spalanca gli occhi.

 

Chiara tiene tra le dita pochi fogli, legge il  racconto nato da un suo incontro in occasione del film Binario 21, cui ha partecipato...lì mi sono un po’ persa invece, perché Chiara leggeva benissimo, con  freschezza e profondità, e seguivo più la voce che le parole, qualcuna mi colpiva, e restavo a soppesarla  linguisticamente,  tipo “dragavano le panchine”,  son rimasta ferma un bel po’ in quell’immagine di persone che cercavano.

 

La madre cede, la riaccompagno a casa con i due figli, il grande sembra spiaciuto, avrebbe resistito, afferma. In effetti, di Resistenza, si trattava!

Così  perdo una buona parte dell’intervento di Paolo, che sventola il suo canovaccio parlando delle quattro giornate di Napoli, durante le quali suo padre ragazzo  con gli amici nascose un cavallo, questo ho fatto in tempo a  sedermi di nuovo ed a sentirlo, .e a sorriderne  con gli altri.

 

E mi viene da pensare che quel che ricordo io della mia famiglia e la Resistenza, è solo il racconto dell’impresa della mia indomita nonna paterna che, sfollata nella sua villa a Mazzè, una sfollata di lusso con tanto di servitù, prese il calesse ed andò dal capo dei Partigiani a farsi rendere il volugrafo dello zio, sottrattogli per la causa  mentre arrivava da  Milano. Un ricordo un po’ così, insomma, ma i miei nonni paterni stavano dall’altra parte,  della quale non mi hanno lasciato ricordi.

Col nonno  condividevo  piuttosto la raccolta di francobolli di tutto il mondo, affascinanti e coloratissimi, tanto quanto cupi e monocordi erano quelli italiani.

Ma questo è divagare...la mia specialità.


Perché dopo rapidi sguardi e cenni d’intesa, Maria Chiara  riappare, questa volta gira le pagine di un libro, e le legge, legge i pensieri  di madre, di una madre cui l’esercito sta portando via un figlio giovanissimo, una madre della Slesia, una madre è  ovunque una madre, e, forse non ci si pensa mai, non tutti i tedeschi erano nazisti. Poche pagine di Franz, vive, e toccanti, scritte da un figlio, figlio e nipote, lette da una donna.

 

 

Comunque, se dovessi fare una sintesi della serata,  direi che usiamo spesso  con noncuranza vocaboli  tipo leggere, cantare, dire, e non pensiamo che potrebbero, dovrebbero funzionare anche  come  sinonimi di trasmettere... invece Guido, Chiara, Paolo, e Simonetta e Nadia, le cantanti,  di certo non lo hanno solo pensato.

 

E poi comincio ad amare questa saletta, per quanto lontana da casa mia.

In programma per il prossimo giovedì mi pare ci sia poesia in lingua, dialetto, e un poeta rumeno ed uno egiziano.

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categorie: milano, friends, civilization, cultura o pseudo tale
lunedì, 20 aprile 2009

C'è voluto del coraggio stamattina, con la luce senza forza che filtrava a stento  grigia dalla finestra, e i caloriferi spenti, ad uscire dal letto e buttarsi sotto la doccia, e regolare l'acqua... ma altrettanto coraggio a chiudere il getto caldo, e mettere il piede fuori dalla nuvoletta di vapore acqueo.
Una cosa del vivere da soli, è che si è l'unico produttore di calore animale in giro per casa. 
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categorie: pensieri sparsi, provo da sola

A Banchette.

Lasciando l'autostrada per Torino, e prendendo quella per Aosta, le Alpi erano di fronte, vicine, tangibili...è logico, andando verso la Val d'Aosta, ma non me le aspettavo.... come se non me ne ricordassi, che esistevano le montagne, quelle vere, alte, con le rocce e il verde scuro, ed il bianco della neve. I prati a lato dell'autostrada erano verde tenero, anche le foglie degli alberi, nitidi e luccicanti  nella luce tersa del cielo grigio chiaro, il cielo della pioggia indecisa a cadere.
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categorie: natura
domenica, 19 aprile 2009

portafortuna...

erba
Vediamo chi trova un quadrifoglio!
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categorie:
domenica, 12 aprile 2009

filmatino beccato in giro...

se penso che di solito a fare la differenza è il comma  dell'articolino....
Ora, Gasparri è Gasparri, ma lasciamo perdere chi è... quanti in Parlamento fanno uguale, si trovano nella stessa situazione? Chiedo, ma la risposta la so già.. cioè, non è che lo so, sono  sicura che sia così...
postato da: tiptop alle ore 23:17 | link | commenti (8)commenti (8) Popup
categorie: civilization
sabato, 11 aprile 2009

auguri....

mi raccomando, attenti con le uova!

un sorriso

qualche momento sereno per tutti

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categorie: friends, events
venerdì, 10 aprile 2009

Entra nella sala bassa una persona di statura medio bassa, occhiali, capelli abbastanza corti, neri. L'amica ci lascia soli al tavolino, con la persona si dirige  verso i microfoni, si siedono sulle sedie appoggiate alla parete. Le luci si abbassano, o meglio, ne vengono spente alcune.  La poetessa in  milanese inizia a declamare le sue poesie. Scruto la persona,  ha aperto la giacca, ha una maglia, potrebbe quasi avere il seno, poco. La sbircio, sento che mi osserva. Penso che sia una donna cui piacciono le donne, poco fortunata nell'aspetto esteriore.
"Te si vede che sei un uomo" bisbiglio al mio vicino. Ride... piano, leggono le poesie non si deve disturbare. Io le ascolto, un po' mi perdo però, come sempre quando ascolto leggere, e come mi succedere per i testi delle canzoni, se cerco di ascoltarli attentamente, se cerco di coglierne le parole scindendole dalla musica. Lo stesso nel comprendere il dialetto milanese, la lingua milanese come l'hanno chiamata i due poeti... mi restano nel pugno le parole che stanno dicendo, e quelle prima han fatto puff. Quando si va ad una lettura, sarebbe bello anche avere il testo, per una zuccona come me.
Un po' mi perdo anche perchè osservo la sua mano, la mano del mio vicino, e penso che non ho avuto prima tanto modo di fare questa conoscenza tattiloftalmica, tattile con gli occhi, cioè. Scelgo oftalmica invece di visiva perchè sono reduce dalla visita oculistica, il cristallino si tiene ancora.
Un po' mi perdo anche perchè le mani ora stanno imbrigliate sotto il tavolino, la mia e la sua, e si carezzano, e penso quanto è dolce, ed incredibilmente normale questa sensazione.
Succede anche che la serata finisce, e le luci si riaccendono, e comunque stiamo vicini a parlare con gli altri, e  poi usciamo,  e  arrivati alla mia macchina sembri impossibile lasciarsi... è come una telefonata, in cui si dice ciao ci sentiamo, e poi torna in mente qualcosa da dire, e si riprende, e nessuno fa click. Ma un click alla fine deve esserci, però sorrido, mentre avvio la macchina, sorrido perchè rivedo il suo,  di sorriso, che è buono, e penso come siamo semplici, è questo che è incredibile.
postato da: tiptop alle ore 07:30 | link | commenti (8)commenti (8) Popup
categorie: milano, feelings, cultura o pseudo tale
domenica, 05 aprile 2009

Le camelie hanno lasciato il posto alle azalee

Ed anche i fiori bianchi, e rosa, e gialli degli alberelli e delle siepi stanno lasciando il posto alle fogliioline verdi e tenere. Foglioline che crescendo diventeranno impolverate e  torride, ma non voglio pensarci.
Anche quei grovigli grigi di foglie e di frutto, rimasti sui platani che vedo dalla finestra,  sono scalzati dalle foglioline.
Voglio godere della loro lucentezza e non pensare alla polvere secca dell'estate.
La trapunta del letto è un po' tutta tormentata, l'alternanza del caldo e del freddo, ed i passaggi dei gatti.
I gatti irrequieti nella casa nuova, così rumorosa, così  "sulla strada",  di notte c'è sempre qualcuno che passa urlando, o le moto, e il tram che sferraglia all'alba.
Gatti quatti, guardinghi, felpati... spazi da conoscere, salti da calibrare, impronte sul lavandino, si strusciano,  ti scrutano dalle postazioni sconosciute, ma ora conquistate.
Dico dei gatti, ma potrei anche dire di me.
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categorie: pensieri sparsi, provo da sola
domenica, 29 marzo 2009

In centro piove più che a casa mia.

Uno dei problemi dello stare al sesto piano, oltre l'avere un pessimo rapporto con gli ascensori, è capire se piove o no, quando non c'è proprio un palese diluvio. Mi sporgo appena, è già tanto per una che soffre di vertigini. Non si notano i cerchi delle gocce che cadono nelle pozzanghere, è ora di cena,  e c'è anche la partita, non c'è in giro nessuno, e nessuno con l'ombrello, aperto o chiuso.
Senza ombrello a due passi dal Duomo  in mezzo a gente con l'ombrello aspetto il tram 27 sotto il tendone di un argentiere, una cornice d'argento a 80 €, due per 100 €. 4 minuti, dice il diplay, e, con diligenza, 3 poi 2, poi 1 ed infine 4...si ricomincia, ma questa volta arriva.
il tram si ferma proprio davanti al mitico Rolling Stone.
Immag037Ragazzotti all'esterno non credono ai loro occhi, c'è scritto vietato ai minori di anni 18, studiano come entrare per il concerto e riuscire a restare nonostante il divieto quando scatta la discoteca.
Il concerto di Massimo Priviero comincia. Fa effetto sentire quella musica roccheggiante, in lingua italiana. Il suono è roboante. Mi piace. Mi piace tornare a  sentire le vibrazioni della musica dal vivo, dopo qualche mese di astinenza. Mi sembran bravi, il Priviero ed il suo gruppo, illiminati da luci gialle, verdi e violette che poi si fermano sul blu, che giudico la condizione migliore, gli argenti della batteria luccicano come stelline. Penso,  vorrebbe essere il Bruce nostrano, ma non lo è.
La musica è tanto forte che dopo un po' non mi sembran più così tanto bravi, e forse non son più bravi perchè debbo stare in piedi con il mal di schiena, e mi sembran diventate strette anche le scarpe, e temo che le mie orecchie abbiano prodotto degli anticorpi, da tanto sento ovattato.
All'uscita leggo un cartello, che dopo le due non si servono più alcoolici, chi desidera cosumarne è invitato a premunirsene per tempo. Un cartello che dice tante cose.
Torno a casa, alla guida l 'amico dell'amico e navigatore satellitare, stupita della totale incomprensione  tra i due (guidatore e navigatore).
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categorie: musica, milano, friends, cultura o pseudo tale
domenica, 22 marzo 2009

Le parole e il caleidoscopio.

La sveglia che non suona, nel semibuio, le tapparelle di legno, azzurro un po' scrostato, non le tiro mai completamente giù.  Filtra una luce,  non è luce veramente però, è blu, promette che sarà una giornata serena.  Serena come me... no, non so fino a che punto mi sento serena, mi sento forte però, anche se ho questo mal di schiena che mi tormenta da un po',  ormai sospetto del materasso economico. Il silenzio della mia stanza è frantumato dallo sferragliare del tram. Chissà, quando i platani dismetteranno le fuligginose rimanenze dell'anno scorso, e  spunteranno le foglie nuove e le infiorescenze, forse gli uccellini prenderanno coraggio, li ascolto timidi, e soverchiati. I rumori tendono a salire nell'aria, son leggeri...la strada è sul balcone, spesso qualcuno urla di notte, ma non capisco le parole.
Leggo prima di farmi il caffè, queste parole nel blog di un'amica, immerse tra altri suoi pensieri.
"Troppe parole e poca comunicazione, bisogna sempre pensare che ogni parola che ci viene detta è già stata detta, o lo sarà, prima o poi, a qualcun altro.
La parola è un mezzo di comunicazione ingannevole, illusorio o deludente."
Lascio il commento . "Mi son fermata sulle parole, che sono la mia passione... è giusto pensare che sono già state dette, e verranno dette ancora... ma le parole sono come un infinito caleidoscopio... e non saranno mai le stesse, dipende dall'animo e dal momento' da chi le dà e chi le riceve.... "
Il caleidoscopio... può contenere pochi poveri pezzi, e può essere complesso, ricco, ma il ricomporsi dei frammenti  ha sempre un suo bello.
Un po' come la vita, quello che ci dà, e le  cose che non possono fermarsi mai, un piccolo movimento del tubo e cambia la disposizione, bisogna guardarci dentro, e vedere che è bello lo stesso.

(immagini prese dal web)
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categorie: friends, feelings, provo da sola
mercoledì, 18 marzo 2009

cercando di non lasciare tracce...

Sto cercando di non farlo sapere a mia madre, che l’ho fatto, quello che tante volte ho detto, che andavo a star da sola. Lei mi dice sempre che il capofamiglia è un bravo ragazzo, di non  far sciocchezze. ma lo so anch'io che non è cattivo..

Non so se è una sciocchezza, so che tempo fa sarei stata considerata  una poco di buono, a lasciare un marito, e una figlia, e un nipotino, però quando si va si lasciano anche tante cose invisibili e impalpabili,  e magari incomprensibili per gli altri. E poi non li ho lasciati, abito solo da un’ altra parte.

Insomma, non ho voglia di discutere la cosa con mia madre,  in una famiglia dove ognuno sempre ha fatto quello che ha voluto, discussioni che lascerebbero il tempo che trovano..

E far sì  che  mia madre non  si accorga, sta diventando quasi una faccenda da commedia americana.

Chiede alla Princess, come mai la mamma è sempre fuori, non si starà separando.

Telefona, e le dicono che sono fuori, o che dormo.

Mi ha chiamato sul cellulare, ero a casa mia, mi dice “sei fuori?” ed allora dico “Si si” ed esco sul balcone, per far sentire il rumore della strada anziché la mia voce che rimbomba tra le pareti vuote.

La mamma alla domenica viene quasi sempre a pranzo da noi:  l’ultima volta, sono passata a prenderla, abbiamo mangiato,  lei dice  “andiamo in salotto, che hai il tuo pc”… argh,  il pc non è qui…per fortuna prima deve andare in bagno, mi dà il tempo di precipitarmi in  camera del Primo Figlio e prelevare un portatile rotto, che sistemo dove una volta stava il mio.  “ma non guardi il pc? “, “ No mamma, non  ne ho voglia adesso.” dico dal divano. “ Come ti sei ridotta!” ride il compagno della Princess.

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categorie: family pack, provo da sola
lunedì, 16 marzo 2009

buongiorno primavera!

primavera
sdraiata nel prato....
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categorie: natura, fotografia
mercoledì, 11 marzo 2009

squittisce il citofono

Non è possibile, li aspettavo a cena per le nove e mezza, capofamiglia, princess e principino. Il principe consorte era trattenuto a casa dalla partita della Juve,  però voleva le fragole lo stesso.
Erano le otto e le stavo pulendo, le fragole, una quantità immane, che mi arriva il capofamiglia con il principino, la dolce Princess era a fare la sua lezione di kick boxing, appunto per quello si sarebbe cenato tardi, dopo averla recuperata là.
Il tappeto con le strade gli alberi e le casette che avevo comprato per le visite pastorali del pupo era già pronto per terra, gradito dopo un primo disorientamento per l'ambiente nuovo...
Il capofamiglia esce a prendere la Princess, e resto a fare la nonna, forse è la prima volta che sto con il Principino affidato solo a me.
Si punta sulle braccia e col culetto patelloso in aria punta i piedini...Gli piace il gioco che gli ho preso, di legno, piaceva a me a dire il vero, lo afferra e lo struscia sul tappeto. Non sa ancora sedersi da solo, ma credo che manchi poco. Ciacola in continuazione, è arrivato ai bordi del tappeto... Yuuu uo uo yu uao uo...è entusiasta, ha visto le piastrelle e cerca di grattare via i disegni delle pietre... anche la tenda violafucsia lo attrae, non a lungo per fortuna.
Arrivano quei due là, giusto nel momento in cui avevo scolato la pasta.
Si mangia, si parla, si ride.
Una famiglia, due case... potrebbe essere una formula.
Mi sento più serena, disponibile, meno stanca, quando passo da casa "là" magari fermandomi a cena e dando una mano alla Princess.
Domenica scorsa ho accompagnato a potare la vigna il capofamiglia, ed in macchina, cosa che non succedeva da secoli si è parlato, di cose di casa, ma si è parlato.
Le sensazioni sono strane... è un riassestamento, un po' sul filo del rasoio,  in cerca di nuovi equilibri.
Una cosa è certa, che in una casa nuova, tutte le volte che uso qualcosa, devo togliere etichette e cellophane, se non addirittura " ' spetta che lo costruisco".
postato da: tiptop alle ore 08:20 | link | commenti (13)commenti (13) Popup
categorie: family pack, innonnimento, provo da sola
lunedì, 09 marzo 2009

grazie

Grazie a Giogugio  e a Delphine per il premio, e per le loro belle parole, e per essersi ricordate di me in  un momento in cui sono piutosto latitante.
Questo è un premio per " blog che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali" , e poi ha un regolamento:

- accettare...(non si è obbligati)
- visualizzare il logo del premio
- linkare i blog che premiano
- premiare altri 15 blog meritevoli.

Non me la sento però di indicare quindici blog...son tanti e non mi va di far preferenze... e poi è peculiare, quelli che nomino le "catene" non le portano mai avanti.
Se invece di indicarne 15 ne indicassi
uno

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categorie: friends
sabato, 07 marzo 2009

non

non sono sparita sono solo incasinata...ieri stavo scrivendo un post, per ringraziare poi giogugio e delphine, e mi si è cancellato, oggi non ci riesco... domani vado in vigna...
Un bacione a tutti quelli che passano di qui!
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categorie:
lunedì, 02 marzo 2009

Chapel

Mentre usciva dalla banca, il semaforo era diventato rosso; l'aria era umida, indecisa se essere pioggia oppure no.
Una figura dall'altra parte della strada, seduta su un gradino davanti ad una vetrina, attirò la sua attenzione: un uomo giovane, minuto, riparava sedie impagliate, ad uno degli angoli dove anche suo padre riparava sedie impagliate.
Se lo ricordava bene, un omone con grandi occhi celesti, i capelli ed il viso rossicci, lo vedeva sempre da bambina quando accompagnava la mamma in corso Vercelli, contornato da sedie, e anche da ombrelli.
Chissà se esiste ancora qualcuno che porta a riparare l'ombrello, lei per esempio non lo faceva, li comprava da poco prezzo, si  autodistruggevano o li perdeva prima.
Poi quando aveva cambiato casa, lo aveva chiamato per rifare l'impagliatura di tre sedie: ora, le sedie impagliate per quanto belle non le comprerebbe più.
Era rimasta stupita, ed anche un po' delusa, che fosse venuto a ritirare le sedie a casa, e disponesse di un furgoncino e di un laboratorio, aveva sempre pensato che tutto si svolgesse agli angoli delle vie.
Le sedie gliele aveva anche riportate, a casa, accompagnato da un ragazzino. Il padre si chiamava Bernardo, o Giovanni, non si ricordava bene, il figlio Marco, forse, come il suo.
Non ci si fa caso di solito a queste cose, ma pensandoci, questo sconosciuto l'aveva vista crescere.
Camminare bambina per mano alla mamma, e da madre, spingere il passeggino.
Pensieri veloci, uno dentro l'altro, il tempo di un semaforo.
Passandogli vicino lo guardò mentre martellava il telaio di una sedia. L'uomo giovane alzò la testa,  due occhi azzurrissimi la scrutarono e le sorrisero,  per  riabbassarsi subito sul  lavoro.
Fisionomie.


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categorie: milano, happy days
domenica, 01 marzo 2009

sabato grasso, con Vertoiba 5

Sarà che non sono passata dal Centro, ma il Carnevale  - oggi sabato grasso qui a  Milano - quest'anno l'ho visto poco, giusto perchè all'Upim vendevano i costumi e nei  supermercati i sacchetti di coriandoli,  nel declino delle stelle filanti.
Dei coriandoli mi piace giusto il nome, che trovo dolcissimo, svolazzante e colorato. Magari  è un dejavù, ma trovo una certa sensualità nel lancio dei coriandoli...non però nei modi di  una donna che ne seppelliva un bambinetto, dicendo Auguri,auguri, al fianco di una mamma con testa di drago.
Al Brico Center l'unica cassa aperta, forse per sua punizione, o per nostra costringendoci a guardarla, con una cassiera con una grossa parrucca di riccioli candidi.
Passavo pomeriggi, quei miei pomeriggi di bambina solitaria, a giocare con le stelle filanti, facendone intrecci a fisarmonica, e catene, all'epoca odiavo il colore  arancione.
Al pomeriggio la presentazione del libro - che non si può definire romanzo e neanche antologia, sistema di voci penso sia stata la definizione giusta data dalla relatrice Annamaria Palladino - di
Ale D'Agostino, cui la terribile Tiptop voleva donare una margherita, uno di quei bei rami lunghi...
Terribile Tiptop perchè dopo la prima presentazione avvenuta a settembre e recensita sul blog
Sanremout, avevo commentato l'opera un po' fuori dal coro, con un giudizio non negativo ma perplesso su alcune cose, apprezzandone altre.
Arrivata in bicicletta ed in anticipo, mi sono fiondata da un fiorista, che però mi ha proposto di tutto, anche una composizione di giacinti, uno rosa, uno bianco e uno azzurro, stile maternità che non mi sembrava il caso, e insomma ho ripiegato su tre tulipani, due gialli e uno bianco, colori della margherita tipo. Solo che ne hanno falcidiato il gambo, e sono spariti avvolti in una garza verde, insomma non era più il gesto che volevo fare io. 
La nemesi esiste, cosicchè l'autrice mi ha chiamato a parlare (io muoio in pubblico così, ma ho retto, sto imparando,ma non mi sono alzata in piedi) come interessante caso di persona che aveva già letto il libro, e non le era piaciuto.
Intanto nella libreria  c'erano dei saldi, mica tanto convenienti a dire il vero, perchè 5 euri per un Piccolo Mondo Antico in edizione Oscar Mondadori di quando ero ragazza io mi sembra troppo, tenuto conto che se apri adesso quelle edizioni lì con la colla secca altro che coriandoli.
Ho scovato però un libro solidamente rilegato  di Brunella Gasperini, ed ho pensato ora o mai più credo. Ne ricordo la piacevolezza nelle sue rubriche sui giornali, secoli fa.
Me ne sono tornata a casa in bicicletta, pensando che il tempo stava cambiando dal tiepido primo pomeriggio in cui avevo visto, pedalando, un sacco di vecchiettini accompagnati fuori, che attraversavano passin passetto sulle strisce.
postato da: tiptop alle ore 07:53 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie: happy days, cultura o pseudo tale