A volte nell’intervallo vado a mangiare da sola, nel baretto più vicino all’ufficio.
Non offre una gran scelta, ma vado tranquilla sulla piadina o con l’insalatona.
Mi sono scelta il tavolino single, nella saletta del retro, la porta aperta sul cortile.
Mastico la mia piadina.
Arrivano due colleghi, marito e moglie, e mi chiedono se voglio andare al tavolo con loro, faccio segno di no con la testa.
Finito di masticare, mi spiego meglio “Grazie, ma ho quasi finito”
Riaddento la piadina, stavo dando un occhio a Dnews.
Dal tavolo di fianco lei mi chiede:
“Come va?” sorrido masticando, crunch crunch
“E il nipotino cresce bene?” sorrido masticando, crunch crunch
“Quanto ha? Non cammina ancora, vero?” sorrido trangugiando, glump.
“ha undici mesi, cammina sorretto, stamattina mi ha detto mia figlia che si stava portando via una bambina in passeggino, si era attaccato e lo spingeva.”
Ho finito la piadina, nel silenzio, mangiavano.
Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia, e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.
Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.
come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)
quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira
poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto
allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte
comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica
che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera
però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato
allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto
ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:
“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”
ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica
però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”
e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”
e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola
una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia
e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani
e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:
“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”
e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola
e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi
mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose
e poi questa poesia d'amore:
quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?
in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano
solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno
in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?
è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo
apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso













Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi a Torino pioveva, pioveva proprio.
Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.
La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.
Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.
La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.
Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case deve essere piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).
Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.
Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi cavalli, non l’autobus 18, e che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.
E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.
E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero, che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.
Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle persone.
SMS nel tardo pomeriggio alla progenie, dislocata uno a Londra per il week end, e l’altra a Siracusa, per due settimane, una è trascorsa.
“Grazie per la festa della mamma”.
Silenzio lui, “La giornata non è finita” risponde lei.
Alla sera mi chiama sul cell
“Auguri mamma… mi manchi tanto, sei la mamma migliore del mondo”
“Ma hai un suggeritore dietro o stai leggendo un foglietto? “ sono incredula…
“No davvero mi manchi ti voglio tanto bene, tu sei diversa dalla mamma di L”
Capisco… infatti è dalla suocera, chiedo:
“Ti dice tutto quello che devi fare col bambino?”
“Sì “ monosillaba lei
“E L da ragione a lei?”
“Sì” bisbiglia lei “ scusa devo tornare dentro”
Ore 00.03, SMS:
“Ha rifatto il brodo per il bimbo: a quanto pare quello che ho fatto io faceva schifo anche se le verdure e l’acqua erano le stesse”
Questa sera sono andata con mia nipote a vedere Ti amerò sempre, al cinema Rosetum, un cinema parrocchiale che però ricordo sempre per la qualità dei film proposti, aperto purtroppo solo nel week end.
E' bello vedere l'acqua che scorre lenta, e le canne, e senti il verso - che non si può sempre definire appropriatamente canto - di tanti uccelli... il cuculo si riconosce sempre, ed anche le gazze, gli altri li conosco meno. 
Le Torri Bianche. Centro Commerciale, cinema, 16 sale. Azzardo ridendo l'ipotesi di guardare film diversi, e raccontarceli all'uscita. Il Centro Commerciale è deserto...credo siano pochi i giorni in un anno in cui si presenta così. La scala mobile porta al tempio, il Warner Village. Le statue di Bunny e Duffy Duck mi accolgono. Non posso fare a meno di pensare che un tempo si "statuavano" altri personaggi, Solone, Platone, almeno Leonardo e Garibaldi, certo un po' più pedanti. E poi, così bianchi e severi, almeno i condottieri hanno il cavallo, che piace ai bambini."Verso le venti e trenta, quando sono all'inizio di corso Buenos Aires, ti faccio uno squillo e scendete" scrivo a Donatella.
Invece, sono le venti e venti, quando parto da casa, mi programmo sempre le cose come fossi Superman, anzi Superwoman, mentre i minuti scorrono via, facendosi quarti d'ora. Non ho più la percezione del tempo, io vado tranquilla e lui corre. “Arriverò in ritardo di 12 minuti" rimando sms. Non so se saranno 12...ma mi piaceva scrivere così, avrebbe fatto sorridere, e dava l'idea dell'imponderabile.
L'imponderabile era in agguato in via Melzi d'Eril, direzione Arena, auto immobili, solo in quella direzione lì, la mia: con una manovra degna di un ritiro della patente, faccio inversione a U per ritrovarmi nel traffico di via Procaccini, si va piano, ma si va, chi va piano va sano e va lontano, fino in Viale Monza, fino in via Rovetta 14, al circolo ARCI di Turro, laddove ormai sto trascorrendo i miei giovedì sera.
Per la serata è in programma un reading, “reading resistenziale”, è una serata un po’ speciale, ho potuto seguirla dalla sua nascita, e poi questa volta ci sono gli amici.
Forse è meglio dire ho potuto seguirne la gravidanza, pensando invece alla serata dell’evento come la nascita... ha un significato diverso, direi.
I ragazzini scendono dalla mia macchina, ed anche la loro madre in gonna, e si commenta la novità (la gonna) indossata senza calze sull’onda della giornata di sole, mentre ora tira vento e minaccia il temporale.
Nella saletta un forte accento napoletano irrompe, ce l’ha con l’illuminazione, che a guardare la “scena” con il neon negli occhi resta ciecato, e già quella sceneggiata mette di buon umore e riscalda, se mai ce ne fosse stato bisogno, è irresistibile, si ride tutti.
Le cantanti, accompagnate dalla chitarra di Mario, sfornano i primi brani, dei quali, ovviamente, non so né ricorderei mai il titolo...ripenso a Milva, alla bocca di Milva, però loro son più fresche, partecipano e compartecipano.
Tocca a Guido leggere brani del libro che ha tratto dall’intervista a Silvio Villa, soldato e deportato, ascolto attenta, cose che credevo di sapere ed invece no, queste non le so, e son faccende umane, erano i nostri soldati, perché gli eserciti son uomini in mezzo a uomini, e se leggi di storia, le cose non son raccontate così.
E’ attento anche il più grande dei ragazzini, il piccolo è invece troppo piccolo, si divincola in braccio alla madre, “andiamo a casa” cantilena assonnato, nel momento delle canzoni spalanca gli occhi.
Chiara tiene tra le dita pochi fogli, legge il racconto nato da un suo incontro in occasione del film Binario 21, cui ha partecipato...lì mi sono un po’ persa invece, perché Chiara leggeva benissimo, con freschezza e profondità, e seguivo più la voce che le parole, qualcuna mi colpiva, e restavo a soppesarla linguisticamente, tipo “dragavano le panchine”, son rimasta ferma un bel po’ in quell’immagine di persone che cercavano.
La madre cede, la riaccompagno a casa con i due figli, il grande sembra spiaciuto, avrebbe resistito, afferma. In effetti, di Resistenza, si trattava!
Così perdo una buona parte dell’intervento di Paolo, che sventola il suo canovaccio parlando delle quattro giornate di Napoli, durante le quali suo padre ragazzo con gli amici nascose un cavallo, questo ho fatto in tempo a sedermi di nuovo ed a sentirlo, .e a sorriderne con gli altri.
E mi viene da pensare che quel che ricordo io della mia famiglia e
Col nonno condividevo piuttosto la raccolta di francobolli di tutto il mondo, affascinanti e coloratissimi, tanto quanto cupi e monocordi erano quelli italiani.
Ma questo è divagare...la mia specialità.
Perché dopo rapidi sguardi e cenni d’intesa, Maria Chiara riappare, questa volta gira le pagine di un libro, e le legge, legge i pensieri di madre, di una madre cui l’esercito sta portando via un figlio giovanissimo, una madre della Slesia, una madre è ovunque una madre, e, forse non ci si pensa mai, non tutti i tedeschi erano nazisti. Poche pagine di Franz, vive, e toccanti, scritte da un figlio, figlio e nipote, lette da una donna.
Comunque, se dovessi fare una sintesi della serata, direi che usiamo spesso con noncuranza vocaboli tipo leggere, cantare, dire, e non pensiamo che potrebbero, dovrebbero funzionare anche come sinonimi di trasmettere... invece Guido, Chiara, Paolo, e Simonetta e Nadia, le cantanti, di certo non lo hanno solo pensato.
E poi comincio ad amare questa saletta, per quanto lontana da casa mia.
In programma per il prossimo giovedì mi pare ci sia poesia in lingua, dialetto, e un poeta rumeno ed uno egiziano.

Ragazzotti all'esterno non credono ai loro occhi, c'è scritto vietato ai minori di anni 18, studiano come entrare per il concerto e riuscire a restare nonostante il divieto quando scatta la discoteca. 
Il caleidoscopio... può contenere pochi poveri pezzi, e può essere complesso, ricco, ma il ricomporsi dei frammenti ha sempre un suo bello. Sto cercando di non farlo sapere a mia madre, che l’ho fatto, quello che tante volte ho detto, che andavo a star da sola. Lei mi dice sempre che il capofamiglia è un bravo ragazzo, di non far sciocchezze. ma lo so anch'io che non è cattivo..
Non so se è una sciocchezza, so che tempo fa sarei stata considerata una poco di buono, a lasciare un marito, e una figlia, e un nipotino, però quando si va si lasciano anche tante cose invisibili e impalpabili, e magari incomprensibili per gli altri. E poi non li ho lasciati, abito solo da un’ altra parte.
Insomma, non ho voglia di discutere la cosa con mia madre, in una famiglia dove ognuno sempre ha fatto quello che ha voluto, discussioni che lascerebbero il tempo che trovano..
E far sì che mia madre non si accorga, sta diventando quasi una faccenda da commedia americana.
Chiede alla Princess, come mai la mamma è sempre fuori, non si starà separando.
Telefona, e le dicono che sono fuori, o che dormo.
Mi ha chiamato sul cellulare, ero a casa mia, mi dice “sei fuori?” ed allora dico “Si si” ed esco sul balcone, per far sentire il rumore della strada anziché la mia voce che rimbomba tra le pareti vuote.
La mamma alla domenica viene quasi sempre a pranzo da noi: l’ultima volta, sono passata a prenderla, abbiamo mangiato, lei dice “andiamo in salotto, che hai il tuo pc”… argh, il pc non è qui…per fortuna prima deve andare in bagno, mi dà il tempo di precipitarmi in camera del Primo Figlio e prelevare un portatile rotto, che sistemo dove una volta stava il mio. “ma non guardi il pc? “, “ No mamma, non ne ho voglia adesso.” dico dal divano. “ Come ti sei ridotta!” ride il compagno della Princess.

Il tappeto con le strade gli alberi e le casette che avevo comprato per le visite pastorali del pupo era già pronto
per terra, gradito dopo un primo disorientamento per l'ambiente nuovo...
Grazie a Giogugio e a Delphine per il premio, e per le loro belle parole, e per essersi ricordate di me in un momento in cui sono piutosto latitante.
Al pomeriggio la presentazione del libro - che non si può definire romanzo e neanche antologia, sistema di voci penso sia stata la definizione giusta data dalla relatrice Annamaria Palladino - di Ale D'Agostino, cui la terribile Tiptop voleva donare una margherita, uno di quei bei rami lunghi...